11.29.2006

A scuola d'Antimafia

Scritto da Mauro Mellini, pubblicato su www.giustiziagiusta.info

Pare che i professionisti dell’antimafia si stiano dando da fare per il rilancio della loro professione. A Palermo, Orlando, dopo le sonore batoste elettorali e l’emarginazione cui è stato costretto per alcuni anni, vagheggia la riscossa.Dopo aver aderito al partito del di lui più noto giustizialista Antonio Di Pietro, la cosiddetta "Italia dei Valori" (che, con l’aria che tira con la finanziaria del governo di cui l’ex P.M. fa parte, più propriamente dovrebbe intitolarsi "Italia dei valori bollati") Orlando ha ritrovato il padrino spirituale del giustizialismo, Pintacuda S.J. rientrato da una lunga libera uscita. Pare abbiano messo in piedi a Palermo una sorta di scuola di pensiero della legalità, che, in gergo, significa scuola di giustizialismo antimafia e che i ben informati sostengono essere il supporto della battaglia per il Comune di Palermo nella prossima primavera in cui Orlando Cascio cercherebbe l’agognata "rivincita". Sarebbe interessante conoscere quali siano le materie di insegnamento della scuola orlandopintacudiana di preparazione delle nuovo leve del giustizialismo palermitano.E’ da ritenere, però, che le discipline più affascinanti, quelle con le quali il nuovo potrebbe ricercare le sue radici nell’antico, non saranno comprese nel piano di studi. Peccato. Penso ad esempio: "L’inquisizione di Spagna nel regno di Sicilia; i suoi Familiari e il loro ruolo, funzioni e privilegi". Il carattere di vero "corso accelerato" degli ammaestramenti non consentirà che si estendano a così interessanti argomenti.Si può essere certi, invece dello stile e del linguaggio con il quale la "dottrina della legalità", ovverosia del giustizialismo, sarà ammannita a quanti se ne vorranno nutrire. "Alzare la guardia", "non abbassare la guardia"; primo, secondo, terzo livello etc. etc.Non sappiamo se anche certi "Stati generali dell’antimafia", che vanno organizzando "carovane antimafia" con spettacoli, tavole rotonde e letture edificanti di brani commoventi qua e là per l’Italia, siano emanazione della stessa scuola palermitana. L’evocazione degli "Stati generali" fa pensare al preludio di una rivoluzione per una "Italia senza mafia", così come quella del 1789, che seguì quegli altri Stati Generali, doveva portare ad una Francia senza aristocratici e teste coronate ed anzi con molte teste in meno.Stati generali ed anche una sorta di "giuramento della pallacorda": Quanti vi partecipano sottoscrivono infatti una promessa-programma che li impegna a perseguire interessantissimi obiettivi.Ne ricordiamo qualcuno. Intanto l’istituzione di una Agenzia Nazionale per la gestione dei beni sottratti alle mafie, quella di una "authority" indipendente che tuteli le vittime del racket e dell’usura, un’"authority" indipendente per contrastare il riciclaggio dei capitali di provenienza illecita, quella di un osservatorio nazionale permanente sull’informazione in tema di mafia. E sono quattro. Quattro begli enti con relativi presidenti, garanti, consiglieri e personale vario.E poi "una risposta alla domanda di giustizia delle vittime e dei familiari", "pieno ed effettivo sostegno ai testimoni di giustizia "affinchè la scelta di contribuire all’affermazione della verità non sia penalizzante…" (c’è più che un sospetto che per testimoni di giustizia si intendano, o si intendano anche, i pentiti, cioè i delinquenti promossi a portatori di verità e di giustizia…). Sostenere le cooperative e le associazioni impegnate nel riutilizzo sociale dei beni confiscati…perché diventino il motore di una nuova economia della solidarietà (cioè, dopo l’assegnazione dei beni, i soldi per farne il motore etc.); ampliamento del reato di voto di scambio e della normativa per lo scioglimento per mafia dei comuni (sic!!!) "per colpire i legami tra mafia e politica"; estensione al reato di corruzione della confisca dei beni e dell’assegnazione di questi per il "riutilizzo sociale".Poi qualcosa, al contempo, generico e misterioso: "Diffondere il sapere di cittadinanza che dalla scuola, all’università al territorio (!!!???!!!) valorizzi i giovani come protagonisti di un processo di educazione permanente alla legalità, alla cittadinanza ed alla responsabilità". Francamente questo "sapere di cittadinanza" che valorizzi "l’educazione permanente alla cittadinanza" oltre che alla legalità sembra aprire orizzonti piuttosto preoccupanti, non solo per l’uso della lingua italiana.Ma ancora più misterioso è un altro obiettivo che gli statisti generalizi antimafia si impegnarono a perseguire: "riscrivere la legge antidoping rafforzando gli strumenti di lotta al traffico di sostanze dopanti". E fin qui è, più o meno, la solita solfa.Ma anche: "estendendo la tutela a tutti i cittadini". Insomma il controllo antidoping per tutti, compresi i vecchietti, i panzoni, le comari e i fruttivendoli, tutti a far pipì nella provetta per dimostrare di non voler apparire più vispi di quanto naturalmente non siano. "Promuovendo (con tale generalizzazione dell’antidoping) a partire dai giovani (per arrivare, cioè, poi agli anziani, ai vecchi etc.) i valori (ecco l’Italia dei valori! Quelli sportivi!) di uno sport ispirato ai principi di lealtà e di rispetto delle regole".E qui, con l’analisi della pipì di tutti i cittadini ci fermiamo, benché l’elenco degli impegni degli statisti generalizzanti dell’antimafia offra ancora una lunga serie di amenità di ogni genere. Amenità per modo di dire. Il mondo che questi signori ci promettono libero dalle mafie è, in realtà triste e squallido, come sempre lo è lo sfruttamento ambiguo delle tragedie.

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